All’estremità nord di Monte, sulla strada che porta a Casima, sorge l’oratorio dedicato a San Filippo Benizzi.

Indirizzo

6875 Monte

1.Storia

L’edificio è stato costruito negli anni 1815-1823 su progetto dell’architetto Luigi Folatelli di Monte e restaurato a più riprese, l’ultima nel 1980. Durante gli anni della sua costruzione ci fu una pausa di due anni dovuta alla carestia che affamò il Cantone. Il progetto proposto dal Folatelli fu preferito perché considerato “ il più moderno e il meno dispendioso”. L’oratorio venne benedetto il 17 febbraio 1820.
Inventario d’arte del Mendrisiotto, Giuseppe Martinola

L’edificio è dedicato a San Filippo Benizi, nato a Firenze nel 1233, Superiore generale dell’Ordine dei Servi di Santa Maria, che considerava Cristo crocifisso il suo unico libro. Morì nel 1285 e venne canonizzato da Papa Clemente X nel 1671. Il priore dei Serviti (Servi di Maria) di Mendrisio Michelangelo Borri, propose alla comunità di dedicare l’oratorio a San Filippo Benizi, con l’impegno di donare la statua del Santo.

Di seguito eccovi la storia di quei tempi tratta dal Bollettino storico della Svizzera italiana.

Già prima del 1815, informa una diligente Memoria ai posteri intorno all’Oratorio di S. Filippo sotto le noci compilata nel 1818 dal parroco Natale de Abbondio, i popolani di Monte, intenzionati di costruire
l’Oratorio, si erano dati a cavar pietre e a trasportarle sul posto prescelto. Nell’inverno di quell’anno però, decisi a realizzare il loro disegno, avevano fatto viva istanza al parroco, «segnatamente la gioventù», perché si incominciassero, o meglio si riprendessero i lavori, in località detta «sotto alle noci”, luogo che sembrava il più opportuno, così denominato ad immemorabili dalla folta piantagione di noci ivi esistenti, facendogli osservare che «tale Oratorio era necessario principalmente per le feste
del Corpus Domini, ove per lo passato a stento si poteva piantare un Altare posticcio, necessario per una stazione delle Rogazioni per quindi evitare di andare due volte a Casima come si suole, necessario per la funzione della domenica, per l’ufficiatura dei Confratelli e generalmente per qualsivoglia uso pio e divozione del Popolo». Fatte poi da «diversi individui fra il Popolo stesso alcune idee di disegno» fu scelta quella di Luigi Folatelli, perché «la più moderna e la meno dispendiosa»; e, nulla curando la rigida stagione dell’inverno, si riprese a scavare e a gettare le fondamenta fin oltre due braccia fuori terra. Venuta la primavera i maestrani emigrarono e l’opera rimase sospesa fino all’autunno in cui sarebbe stata ripresa. Ma quell’annata 1816, di gran carestia, «oh trista memoria!», e l’altra di dopo, dalla dolorosa coda, costrinsero la fabbrica a star ferma là dov’era giunta. Nel qual tempo di penuria, continua il memorialista, si pagava il formento sino L. 115 al moggio, la segala L. 100, il grano turco-carlone L. 85, il riso alla quartina SS. 11:6 a Como, e così in proporzione tutti li generi dei quali negli ultimi momenti più non se ne poteva avere a fronte di qualunque danaro; e la crusca, che era il pane ordinario della povera gente, era essa pure a prezzo esorbitante. Nelle valli del Locarnese si sfarinavano le cortecce dei faggi, e le ossa delle bestie, e servirono di cibo a quei popoli almeno i più poveri e remoti, e qui tralascio di notare altre materie più ributtanti a cui ricorrere dovevano i più poveri di questo tempo per mantenersi in vita a qualche maniera, perché l’umanità inorridisce al solo ricordarle… Ogni trista memoria ormai si taccia (Tasso). Onde i nostri uomini, appena sbrigate a qualche modo le cose principali della famiglia, subito partirono per l’estero a procacciarsi de more il vitto. La popolazione di Monte (grazia a Dio) soffrì meno di molte altre, per essere abbondante di latte, ed artisti (cioè: guadagni), ecc.. Passata la calamità, il 6 gennaio 1818, col concorso della Municipalità, in seguito ad asta pubblica, la prima tappa dell’opera fu appaltata ad Angelo Agustoni di Monte per L. 198:20. Orazio Spinedi si offrì di condurre gratis da Riva S. Vitale 4 centenara e mezza di calce, molte famiglie offrirono le prime oblazioni (che si rinnovarono in seguito) registrate nel quadernetto (Cattaneo, Mondelli, Folatelli, Agustoni, Carabelli, Ronchetti, Cornetti, Spinedi, Lezzani, Bulgaroni, Bossi, Casartelli ecc.), uomini e donne impegnati a «segar fieno in festa per Rosa Spinedi ammalata» rinunciarono al profitto devolvendolo alla fabbrica. I lavori della seconda tappa (compimento della fabbrica ed erezione dell’altare) furono appaltati il 2 febbraio 1819 a Evermondo Agustoni per L. 25. Intanto giungeva a Monte, come di consueto a predicare, P. Michelangelo Borri, priore dei Serviti di Mendrisio, che faceva la proposta, accolta, di dedicare l’Oratorio a S. Filippo Benizzi, impegnandosi a donare il simulacro. II 17 febbraio 1820, «trovandosi ancora in Patria per tal tempo li Benefattori», che era quasi tutti maestrani, l’Oratorio, ormai al coperto, fu benedetto, preceduta la cerimonia da campane a festa per 8 giorni continui, spari di mortaretti e fuochi d’artificio. Fu il Borri che lo benedisse «coll’aspersorio d’erba d’isopo» e subito il parroco vi celebrò la prima messa. Poi, messa solenne in parrocchiale e nel pomeriggio con dodici musici «ben concertati» venuti da Mendrisio (e saranno stati gli allievi dei Serviti), altri spari di mortaretti e di «schioppi», popolo processionante, curati dai paesi vicini, e scampanio nella valle, il simulacro fu traslato dalla parrocchiale nell’Oratorio. Mancavano le rifiniture alle quali si provvide negli anni successivi un po’ per volta, grazie alle oblazioni. Angelo Maria Fontana di Cabbio aveva provveduto alle pilastrate della porta e altro sul finire del 1818; fra il 1820 e il ’23 (i conti stavolta sono riassuntivi) veniva pagato anche il pittore Antonio Roncati di Meride per 27 giornate di lavoro, avendo prestato l’opera quasi «per regalo», avuto riguardo al parroco suo amico che l’aveva «spesato per risparmio dei benefattori»; e pagato anche Luigi Folatelli che aveva lavorato col Roncati; pagato il vetro «del quadro dell’Addolorata». La spesa importava a questo punto L. 1391:2. Il ricavo dalle offerte era stato di L. 1541:2:9. L’attivo era dunque di L. 123:9, che furono usate nel 1825 per fare la sacristia o coro. Non bastarono, occorrendone altre 181:7:6: «le quali — termina il quadernetto — vengono regalate dal Parroco sottoscritto, che le ha fuori del proprio, assieme a qualche partita nelle ricavate, come qui avanti, che non furono pagate abbenchè siano segnate colla crocetta in segno di pagamento; ed il tutto sia offerto all’onore e gloria del solo Iddio ed in espiazione dei nostri errori; septiesenim in die cadit justus».

Cronistoria minuta dell’Oratorio, di pugno del parroco Natale d’Abbondio
Bollettino storico della Svizzera Italiana, Notizie 1971 fascicolo IV

2.Architettura

Edificio in stile neoclassico a pianta ovale. La facciata presenta lesene angolari bugnate e timpano.

3.Arte

Altare di stucco. Sopra l’altare con mensa a sarcofago, in una nicchia incorniciata di stucchi con due putti, si trova la statua di legno di San Filippo del XVIII secolo, donata a Monte dai Serviti di Mendrisio. Il tabernacolo di marmo del XVIII secolo proviene probabilmente dalla Parrocchiale, così come il quadro ad olio su tela raffigurante la Madonna col Bambino del secolo XVII. I dipinti neoclassici della volta sono del pittore Antonio Roncati di Meride e di Luigi Folatelli con il quale collaborò.
I banchi sagomati risalgono al settecento.
Inventario d’arte del Mendrisiotto, Giuseppe Martinola

Al muro si trova un crocifisso in legno costruito attorno al 1820 in Austria (stile alpino Alpenländisch) donato da Hans-Jürgen e Roswitha Gerber negli anni ’80.
Castel San Pietro, Storie e vita quotidiana, Giuseppina Ortelli Taroni

4.Curiosità

Si ridipinse la statua di San Filippo in occasione del centenario del 1920, quando fu organizzata una festa di tre giorni, con l’altare sul sagrato e con il suono del verticale al lume di candela, in quanto l’elettricità giunse solo nel 1921. Si racconta che la Signiora Gandiglia Agustoni trasportò la pesante statua a Salorino per il restauro, dato che nessuno si era offerto.
Castel San Pietro, Storie e vita quotidiana, Giuseppina Ortelli Taroni

5.Bibliografia e Link Utili

-Castel San Pietro, Storie e vita quotidiana, Giuseppina Ortelli Taroni,
Aggiornamento ottobre 2016 Marina e Valerio Ortelli
– Inventario d’arte del Mendrisiotto vol. 1, Giuseppe Martinola, Dipartimento delle pubbliche costruzioni del Cantone Ticino, edizioni dello Stato, 1975
– Bollettino storico della Svizzera Italiana, Notizie 1971 fascicolo IV

6.Sapevate che?

San Filippo si festeggia ancora ogni anno a fine agosto, con la distribuzione dei panini piatti ottenuti con formine su cui spicca lo stemma del Santo.
Castel San Pietro, Storie e vita quotidiana, Giuseppina Ortelli Taroni